ECCO:
LA CANDIDA E’ IL CANCRO!
Intervista
al dottor Tullio Simoncini
Raccolta da Giuseppe Cosco
Il
problema del cancro, ancor oggi, è e rimane complesso. Diversi
ricercatori, non allineati alle spiegazioni e relative terapie della
medicina ufficiale, da anni studiano il problema.
In Italia, tra
gli altri, un medico romano, il dottor Tullio Simoncini, laureato in
medicina e chirurgia, specializzato in diabetelogia e malattie del
ricambio e con una laurea anche in filosofia, ha elaborato una sua
teoria sul "male del secolo". Il dottore che ha partecipato
a diverse conferenze e dibattiti è stato, tra l’altro,
relatore al convegno "Firenze-Medicina 2000" (18-19
settembre 1999) e al "Congresso Internazionale di Oncologia"
di Treviso (15-16-17 ottobre 1999). Invitato a varie trasmissioni
televisive di tv private, ha dibattuto le problematiche della
medicina ufficiale e di quella alternativa e ha esposto le sue teorie
sul cancro. Ha partecipato a importanti conferenze e in quella del 4
marzo 2000 svoltasi a Perugia, era presente come relatore anche il
Prof. Luigi Di Bella. Simoncini è presidente di un comitato
composto da 30 medici che attua e ricerca su tutto il territorio
terapie alternative.
Il medico, dedicatosi da tempo alla
studio e cura dei tumori, presenta una teoria molto interessante
sull’eziopatogenesi della malattia cancerosa. Egli sostiene che
il cancro non dipende, come afferma la medicina ufficiale, da cause
genetiche, ecc., ma è il risultato di un'affezione fungina
<<non visualizzata né studiata nella sua dimensione
intima connettivale>>. Secondo la teoria di Tullio Simoncini,
responsabile del cancro è appunto la Candida.
L’INTERVISTA
COSCO:
Dottor Simoncini oggigiorno l’oncologia ha fatto molti
progressi, le statististiche...
SIMONCINI:
Altro
che statistiche che parlano di ridotta mortalità, di adeguati
programmi di prevenzione e di accuratezza diagnostica! Quando una
persona si ammala di un tumore vero, e non di qualsiasi neoformazione
innocua che può solo corrompere i dati epidemiologici, la
medicina ufficiale è tuttora drammaticamente impotente.
Difatti, l’indice di mortalità di tutte le neoplasie più
serie, di quelle neoplasie cioè la cui evoluzione non è
alterabile da errori di interpretazione, da mistificazioni o dal
concorso di variabili non considerate (vale a dire quando si tratta
di tumori del polmone, cervello, stomaco, pancreas, esofago ecc.), è
rimasto più o meno lo stesso da 50 anni a questa parte. E’
bene sottolineare poi, che la questione non riguarda solo il campo
dei tumori ma tutte le malattie, che vengono oggi trattate in maniera
indegna e superficiale, lasciando nella sofferenza per lustri e
lustri milioni di persone. Pensiamo ad esempio al popolo dei
cardiopatici, dei diabetici, degli stitici, dei depressi, degli
insonni, degli epilettici, dei neurosclerotici ecc.: sono il segno
del fallimento! Tutta la società viene risucchiata in una
spirale di paura e di morte di dimensioni planetarie, malgrado si
investano fiumi di denaro. Questo perché le idee motrici della
ricerca sono sbagliate alla radice, dove la forzatura della visione
meccanicistica dell’uomo può ormai portare benefici solo
in settori specifici collaterali e solo in via occasionale, malgrado
la gran mole di studi, di studiosi e di denaro che entrano ogni
giorno in campo in tutto il mondo. Il metodo sperimentale però
parla chiaro: la sperimentazione e i dati della sperimentazione,
dipendono dall’ipotesi di fondo; se essa è sbagliata,
tutto è sbagliato e improduttivo.
COSCO: Allora
secondo Lei dov’è l’errore della medicina
ufficiale?
SIMONCINI:
Nell’idea
di fondo, in quell’ipotesi da cui dipende tutta la ricerca,
cioè che il cancro sia dovuto ad una causa genetica. Essa è
falsa, primo perché in cinquant’anni ha prodotto solo
danni e illusioni, secondo perché sotto il profilo logico è
ridicola, perché assolutamente opinabile, quindi
inaccettabile. A titolo informativo è utile svelare allora,
una volta per tutte, il quadro delle presunte influenze genetiche
nello sviluppo dei processi tumorali, così come sono descritte
dai biologi molecolari (di quegli studiosi cioè ai quali
compete la ricerca degli infinitesimi meccanismi cellulari vitali, ma
che in realtà non hanno mai visto un paziente), e sul quale si
basano tutti i sistemi medici attuali, e quindi ahimè tutte le
terapie attuali. L’ipotesi portante di una causalità
genetica in senso neoplastico si riduce essenzialmente al fatto che
le strutture e i meccanismi preposti alla normale attività
riproduttiva cellulare, per intendersi quella di tutti i giorni, per
cause imprecisate assumono in un determinato momento un atteggiamento
autonomo e svincolato rispetto alla globale economia tissutale. I
geni allora che normalmente svolgono un ruolo positivo nella
riproduzione cellulare, vengono chiamati proto-oncogeni in un ottica
deviata; quelli che la inibiscono, sono chiamati geni soppressori o
oncogeni recessivi. Ad esempio il gene da cui dipende normalmente
l’ormone tiroideo, secreto tutti i giorni, ad un certo momento
non si sa perché (cioè è qui che sta il mistero
che regge tutta la ricerca) diventa anomalo, con ripercussione sui
cicli di crescita cellulari. Fattori cellulari sia endogeni (in
realtà mai dimostrati), sia esogeni, cioè tutti quegli
elementi cancerogeni usualmente invocati, vengono ritenuti
responsabili della degenerazione neoplastica dei tessuti.
COSCO:
Secondo quanto afferma vale a dire che...
SIMONCINI:
Vale
a dire che quello che non si sa, si ipotizza possa dipendere da
elementi ritenuti cancerogeni, cioè che determinino
un’alterazione genetica. Secondo le dottrine ufficiali insomma,
si ipotizza che le deviazioni siano dovute all’azione di
sostanze tossiche (10.000 e più), a fattori
neuro-psico-endocrini, immunologici oppure ad atavici processi
embrionali che risveglierebbero l’antagonismo cellulare.
Praticamente a tutto. Nello J. H. Stein (Milano 1995) come in
qualsiasi altro testo, viene riportato quanto segue. I segnali
mitogenici, dal microambiente o da aree di influenza più
distanti, vengono comunicati alle cellule attraverso numerose
strutture recettoriali associate alla membrana plasmatica. Tra queste
strutture, le più esaurientemente studiate sono i recettori
con un dominio esterno per il legante, un dominio transmembrana e un
dominio citoplasmatico avente attività tirosinchinasi. Oltre a
questi si pensa che almeno sette distinte classi di molecole
partecipino alla trasmissione del segnale mutageno: Recettori
accoppiati a proteine G. Canali ionici. Recettori con attività
intrinseca guanilato ciclasi. Recettori per molte linfochine,
citochine e fattori di crescita (interleuchina, eritropoietina,
ecc.). Recettori per l’attività fosfotirosina
fosforilasi. Recettori nucleari appartenenti alla famiglia
supergenica del recettore per gli ormoni steroidei, estrogeni,
tiroidei. Infine prove sempre più numerose suggeriscono che le
molecole di adesione espresse sulle superfici delle cellule
comunicano con il microambiente in modi che producono conseguenze
molto importanti sulla crescita e sulla differenziazione
cellulare.
COSCO: Ad un’analisi appena
superficiale di questo presunto quadro oncogeno da lei esposto, si
evince che tutta questa irrefrenabile iperattività genetica
sia partorita da elementi che stanno al confine tra l’oscuro,
il mostruoso e l’incerto?
SIMONCINI:
Certo.
Il tutto fa presagire chissà quali meccanismi abissali
decifrabili con meccanismi concettuali altrettanto abissali. Tutto
ciò non può far altro che svelare l’estrema
idiozia che sta alla base di un simile modo di impostare le cose. Il
fatto ancor più grave poi, è che nessuno nel panorama
sanitario attuale mette in dubbio siffatte imbecillità, ma
tutti gli addetti ai lavori non fanno altro che ripetere la stantia
litania dell’anomalia riproduttiva cellulare su base genetica.
Ma è possibile accettare che degli uomini, dei ricercatori su
cui si fondano le speranze di milioni di persone, basino il proprio
operare su imprecisati fattori causali? Questo è il punto: in
pratica e al di là di eufemismi fallimentari, i geni
devierebbero non si sa perché. Tutti poi dovrebbero accettare
direttive e protocolli fondati sul nulla. Qui siamo alla
degenerazione mentale. In questo stato di cose allora, esibendo la
teoretica medica attuale una pochezza e una superficialità
queste si abissali, conviene rifiutare in blocco tutte le autorevoli
stupidaggini e cercare nuovi orizzonti e nuovi strumenti concettuali,
in grado di far emergere la reale ed unica eziologia neoplastica.
Dopo tanti anni di fallimenti e di sofferenze, è ora di
svecchiare menti e mentecatti (in senso etimologico), con linfa nuova
e produttiva: i misteriosi e complicati fattori genetici, la
mostruosa capacità riproduttiva di un’entità
patologica capace di scompaginare qualsiasi tessuto, l’implicita
ancestrale tendenza dell’organismo umano a deviare in senso
autodistruttivo, o altre simili argomentazioni, condite peraltro con
una quantità di "se" e di "forse" di
valore esponenziale, hanno più il sapore della farneticazione
piuttosto che del sano discorso scientifico. Accantonata
completamente perciò la cornice concettuale dell’odierna
oncologia, con tutte le varianti interpretative d’ordine
genetico, immunologico o tossicologico, rimane come unica via
logicamente esperibile, quella delle malattie infettive, da guardare
eventualmente, e da riconsiderare, con occhi diversi da come è
stata considerata fino ad oggi. Confortano peraltro una simile
conclusione due considerazioni, una di ordine storico e una di ordine
epidemiologico: la prima risulta dal fatto che nell’approccio
terapeutico al malato il salto di qualità, la possibilità
cioè di curarlo concretamente, è stato determinato
quasi esclusivamente dallo sviluppo della microbiologia; la seconda
discende dall’analisi del prolungamento della vita media
verificatosi negli ultimi decenni il quale, essendo associato a un
inevitabile cambiamento nella stenicità e reattività
degli individui, si può ipotizzare come un fattore
determinante nello sviluppo di patologie infettive atipiche.
COSCO:
Come è approdato alla Candida quale fattore cusale del
Cancro?
SIMONCINI:
Sono
molti anni che, in seguito a studi, esperienze e risultati
terapeutici altamente positivi, io ho sviluppato una teoria
eziologica infettiva nel cancro, la cui unica causa a mio avviso è
un fungo, la Candida attualmente troppo sottovalutata nelle sue
potenzialità patogene. E in effetti, riflettendo un momento
sulle sue caratteristiche clinico-semeiologiche, non poche analogie
emergono con la malattia neoplastica.
COSCO: Quali tra
le più evidenti?
SIMONCINI:
Attecchimento
ubiquitario, cioè non viene risparmiato praticamente nessun
organo o tessuto. Costante assenza di iperpiressia. Sporadico e
indiretto coinvolgimento dei tessuti differenziati. Invasività
di tipo quasi esclusivamente focale. Debilitazione progressiva.
Refrattarietà di fronte a qualsiasi trattamento.
Proliferazione favorita da una molteplicità di concause
indifferenti. Configurazione sintomatologica di base con struttura
tendente alla cronicizzazione. E ancora: la velocità di
crescita delle masse tumorali è uguale a quella fungina. Il
metabolismo delle cellule fungine (glicolisi anaerobia) è
uguale a quelle tumorali.
COSCO: Esiste documentazione
scientifica che provi il nesso tra la Candida e il
cancro?
SIMONCINI:
Si.
Il nesso inscindibile tra Candida e cancro peraltro, cioè
l’identità delle due entità morbose, a ben
guardare esiste ed è ben documentato in molti studi in tutto
il mondo, solo che non viene correttamente compreso perché
vige la distorsione dell’interpretazione genetica, che alla
fine risulta a mio avviso, il più grosso ostacolo alla
scoperta del cancro. Entrando più dettagliatamente nel merito
di un’interpretazione comparativa più approfondita,
esaminiamo i punti comuni, ma controversi , nelle due matrici
oncologiche, quella genetica e quella infettiva, che dimostrano come
in realtà la candida è il cancro. Definizione di
Candida: "E’ un fungo saprofita occasionale,
opportunista". Questa etichetta ufficiale, dalla forma
accattivante e tranquillizzante, in realtà non dice e non
spiega niente, anzi nasconde subdolamente la propria pericolosità.
Gli aggettivi occasionale e opportunista invero, in pratica sviano la
vigilanza della coscienza scientifica di un individuo, ingannato dal
tono soporifero della frase e da una connaturata tendenza ad
accettare quello che tutti dicono e condividono da sempre. Questo è
l’errore, primo perché è stato abbondantemente
dimostrato che non è detto che le idee più vecchie e
maggiormente condivise siano le migliori, altrimenti non ci sarebbe
mai stato progresso scientifico; secondo, perché il termine
opportunista non è affatto un termine innocuo, anzi possiede
una notevole carica di pericolosità, in quanto evidenzia
un’adattabilità ed un polimorfismo di grado elevato,
come viene spesso riportato, ad esempio da Wickes B.L. (Curr Top Med
Mycol 1996 Dec;7(1):71-86), Suzuki T. (J Gen Microbiol 1989 Feb;135 (
Pt 2):425-34), Lott T.J. (Curr Genet 1993 May-Jun;23(5-6):463-7). Da
uno studio di Odds F.C. peraltro si evidenzia come da ceppi simili o
identici si possano formare infinite varianti della Candida anche in
funzione di aree geografiche diverse, a testimonianza di come possano
adattarsi ad ogni tipo di variabile non solo biologica. Basti pensare
che il cosiddetto opportunismo della Candida in realtà
nasconde una tale aggressività, da renderla capace di
attaccare e colonizzare perfino i materiali sintetici utilizzati
nelle protesi sostitutive di organi interni, come viene riferito da
Ell S.R. (J Laryngol Otol 1996 Mar;110(3):240-2).
COSCO:
Se ho ben capito lei dice: "La candida è opportunista";
allora, se vuol significare che è capace di passare,
metabolicamente e strutturalmente, da uno stato innocuo ad uno
patogeno, chi potrebbe confutare un ulteriore passaggio, sotto
determinate condizioni concausali, da uno stato patogeno ad uno
invasivo, cioè tumorale, mediante stati successivi di
opportunismo differenziato?
SIMONCINI:
E’
esattamente quello che io sostengo nella mia teoria. La candida è
sempre presente nel cancro. Esiste un’infinità di lavori
che attesta la costante presenza del micete nei tessuti dei malati di
cancro, specialmente quelli terminali. Dati riguardanti la
coesistenza della candida e del cancro, riscontrati da alcuni autori:
Hopfer R.L. (J Clin Microbiol 1980 Sep;12(3):329-31): 79%. Kaben U.
(Z Gesamte Inn Med 1977 Nov 15;32(22):618-22): 80% Hughes W.T.
(Pediatr Infect Dis 1982 Jan-Feb;1(1):11-8): 91%. Kiehn T.E. (Am J
Clin Pathol 1980 Apr,73(4):518-21): 97,1% . Tutto questo poi
considerando la difficoltà di visualizzare le candide nei
materiali organici da esaminare, come riporta anche Escuro R.S (Am J
Med 1989 Dec;87(6):621-7), Karaev Z.O (Zh Mikrobiol Epidemiol
Immunobiol 1992;(5-6):41-3) e Walsh T.J. (N Engl J Med 1991 Apr
11;324(15):1026-31).
COSCO: Praticamente si può
tranquillamente affermare che essa è sempre presente nei
tessuti dei malati di cancro?
SIMONCINI:
Certo.
Il fenomeno viene usualmente interpretato come una conseguenza
dell’indebolimento e del defedamento dell’organismo
dovuto alle lesioni neoplastiche. Io ritengo al contrario che
l’aggressione della candida in senso cancerogenetico avviene,
dopo le fasi patogene superficiali, cioè le candidosi
epiteliali classiche, in diversi stadi: Radicamento nel tessuto
connettivale profondo (nei diversi organi). Espansione con evocazione
di una reazione organica che tenta l’incistamento delle colonie
fungine, il cui esito è la formazione delle neoplasie.
Accrescimento sia nel tessuto limitrofo che a distanza (metastasi).
Progressivo defedamento dell’organismo con conseguente
invasione organismica globale (E’ lo stadio che viene più
comunemente visualizzato e che viene considerato "opportunistico").
Exitus.
COSCO: In sintesi come definirebbe la
Candida?
SIMONCINI:: In
sintesi la candida non è un post hoc ma un ante hoc. Vari
lavori confortano peraltro quanto affermato, quali: Pedersen A.
(Tandlaegebladet 1989 Sep;93(13):509-13), Krogh P.(Carcinogenesis
1987 Oct;8(10):1543-8), Trotoux J. (Ann Otolaryngol Chir Cervicofac
1982;99(12):553-6) attestano il nesso causale tra la candida e la
formazione del carcinoma epidermoidale della lingua. Zhang K.V (Chung
Hua Kou Chiang Hsueh Tsa Chih 1994 Nov;29(6):339-41, 384) O’Grady
J.F. (Carcinogenesis 1992 May;13(5):783-6) per neoplasie del cavo
orale. Hicks J.N (Laryngoscope 1982 Jun;92(6 Pt 1):644-7) per la
neoplasia della laringe. Field E.A. (J Med Vet Mycol
1989;27(5):277-94), Wang F.R. (Chung-hua Ping Li Hsueh Tsa Chih
1988Sep;17(3):170-2) e (Chung Hua Chung Liu Tsa Chih 1981
May;3(2):91-3) per il cancro del polmone. Joseph P. (Chest 1980
Aug;78(2):340-3) per il mixoma atriale. Rumi A. (Chir Ital 1986
Jun;38(3):299-304), Fobbe F. (ROFO Fortschr Geb Rontgenstr Nuklearmed
1986 Jan;144(1):106-7) Bathia V. (Indian J Gastroenterol 1989
Jul;8(3):171-2) marnejon T. (Am J Gastroenterol 1997 Feb;92(2):354-6)
per il cancro dell’esofago. Taguchi T. (J Pediatr Gastroenterol
Nutr 1991 Apr;12(3):394-9) per il carcinoma dell’intestino.
Raina V. (Postgrad Med J 1989 Feb;65(760):83-5) per il morbo di
Hodgkin. Piazzi M. (Minerva Stomatol 1991 Oct;40(10):675-9) per il M.
di Kaposi. Mannell A. (S Afr J Surg 1990 Mar;28(1):26-7) per il
tumore del pancreas.
COSCO: Tutti questi lavori cosa
attesterebbero?
SIMONCINI:
Attestano
che la candida possiede una grande capacità carcinogenetica e
come oggi non sia più proponibile un suo ruolo patogeno
semplicemente consequenziale ad uno stato di defedamento post
tumorale. Molti autori tra quelli descritti e anche altri come ad
esempio Yemma J.J (Cytobios 1994;77(310):147-58), ammettono oggi
quindi un ruolo eziologico diretto del micete nella genesi del
cancro; l’errore che viene fatto però è quello di
ritenerlo responsabile della produzione di sostanze che alterano la
funzionalità nucleare, di inquadrarlo cioè in un
ulteriore passo di degenerazione genica, la qual cosa alla fine
impedisce di attribuire loro la matrice infettiva tout court, che
aprirebbe finalmente la via alla definitiva scoperta del
cancro.
COSCO: E del processo infettivo...
SIMONCINI:
A
dire il vero poi, non è che non sia stato mai ipotizzato un
processo infettivo alla base delle lesioni neoplastiche; già
nel 1911 Rous P. aveva ottenuto lo sviluppo di tumori maligni
mediante trasmissione con filtrati cellulari delle masse neoplastiche
(JAMA 1983 Sep 16;250(11):1445-9). Nel 1939 poi Reich W. aveva
dimostrato che il cancro è trasmissibile e quindi d’origine
infettiva ("La biopatia del cancro" Varese 1994). Ginsburg
I. (Science 1987 Dec 11;238(4833):1573-5) dimostra come cellule
tumorali di topo infettate da candida albicans e iniettate in ceppi
singenici, esibiscano un’aggressività e una capacità
di crescita notevolmente aumentate rispetto a cellule tumorali non
infettate. Perri G.C (Toxicol Eur Res 1981 Nov; 3(6):305-10) riporta
l’alta incidenza di neoplasie in topi alimentati con quote
aggiuntive di proteine ricavate dalla candida. Non è affatto
logico dunque, in base alle risultanze oggi esistenti, continuare a
voler vedere la candida come un microrganismo ai limiti tra la
patogenicità e l’innocuità, ma come l’unico,
terribile generatore causale delle neoplasie.
COSCO:
Com’è corretto dire: il tumore o i tumori?
SIMONCINI:
Il
tumore è concettualmente uno. Ne esistono però tanti
tipi, vuole sapere il perché? Secondo le posizioni ufficiali,
essendo l’alterazione genetica alla base dello sviluppo
neoplastico, è possibile che esso possa manifestarsi in
qualsiasi territorio, con tutte le differenziazioni tipologiche
possibili. Secondo il mio punto di vista invece, è sempre la
candida ad invadere i vari comparti anatomici, evocando reazioni
differenti in funzione degli organi parassitati, che dipendono dalla
quantità e qualità dei tessuti interessati. Un organo
così, il cui connettivo profondo sia stato invaso, si difende
tramite iperproduzioni cellulari che tentano di incistare le colonie
fungine tendenti alla completa colonizzazione dell’organismo.
Il rapporto esistente in un organo tra tessuti differenziati e il
connettivo determina la capacità di reazione, e quindi il
grado di malignità di una neoplasia. Meno cellule nobili ci
sono, più maligno e invasivo è il tumore. Ad un estremo
così ci sono i tessuti nobili inattaccabili, all’altro
il semplice connettivo; il tessuto ghiandolare, che rappresenta la
media via tra questi due elementi proprio perché dotato di
strutturazione complessa, possedendo una certa capacità di
incistamento nei confronti dei funghi, può opporsi alla loro
invasione producendo il fenomeno del tumore benigno. In pratica,
dunque, è sempre la stessa candida che attacca i diversi
tessuti adattandosi di volta in volta al tipo di ambiente che
trova.
COSCO: Si parla di diverse specie di
candida...
SIMONCINI:
Le
specificazioni allora che vengono usualmente date riguardo alle varie
candide (candida albicans, krusei, glabrata, tropicalis ecc.),
sottovalutano il fatto che derivano tutte da un unico capostipite il
quale, quando muta geneticamente per attaccare l’ospite,
diventa ora questo ora quel ceppo. Hopfer R.L. ad esempio ha trovato
in colture post-mortem di un malato leucemico, ben 4 specie diverse
di candida. Aksoycan N. inoltre (Mikrobiyol Bul 1976
Oct;10(4):519-21) ha dimostrato che 7 diversi ceppi di candida in
realtà hanno la stessa struttura antigenica. Odds F.C.
(Zentralbl Bakteriol Mikrobiol Hyg [A] 1984 Jul;257(2):207-12)
riferisce come lo stesso ceppo di Candida può colonizzare
differenti comparti anatomici in tempi diversi. Hellstein J. (J Clin
Microbiol 1993 Dec;31(12):3190-9) individua la comune origine clonale
sia dei ceppi commensali che di quelli patogeni della candida
albicans. La Candida presenta la stessa struttura genetica del
cancro. Paradossalmente questo fatto così importante, che
dimostra che la candida è il cancro, non viene nemmeno preso
in considerazione dalla medicina ufficiale. Vari autori difatti, pur
attestandone l’identità genetica, rimangono tuttavia
solo su un piano sterilmente descrittivo. Vediamo alcuni di questi
lavori: Werner G.A. (Eur Arch Otorhinolaryngol 1995;252(7):417-21)
riferisce di aver trovato le stesse sequenze omologhe in campioni di
DNA estratti dalla Candida glabrata, dalla Candida parapsilopsis e da
cellule provenienti da materiale bioptico prelevato dal carcinoma
squamo-cellulare delle vie aeree superiori. Yasumoto K. (Hum
Antibodies Hybridomas 1993 Oct;4(4):186-9) e --Kawamoto S. (In Vitro
Cell Dev Biol Anim 1995 Oct;31(9):724-9) dimostrano come lo specifico
anticorpo monoclonale diretto verso il citocromo C della candida
krusei reagisce anche nei confronti di una frazione citoplasmatica di
cellule del tumore del polmone. Hashizume S. (Hum Antibodies
Hybridomas 1991 Jul;2(3):142-7) e Hirose H. (Hum Antibodies
Hybridomas 1991 Oct;2(4):200-6) utilizzano il citocromo C di varie
candide per la diagnosi di cancro del polmone. Schwartze G. (Arch
Geschwulstforsch 1980;50(5):463-7) suggerisce di utilizzare anticorpi
specifici contro la candida nella diagnosi di melanoma maligno.
Vecchiarelli D. (Am Rev Respir Dis 1993 Feb;147(2):414-9) evidenzia
come colture supernatanti di macrofagi alveolari provenienti da
pazienti con tumore del polmone, siano in grado di inibire l’attività
fungicida delle cellule polimorfonucleate. Zanetta J.P. (Glycobiology
1998 Mar;8(3):221-5) individua lo stesso comportamento, cioè
una accentuata capacità di legame nei confronti dell’IL-2,
sia nella candida albicans che nei tumori. Ausiello C. (Ann Ist Super
Sanita 1987;23(4):835-40), Giovannetti A. (Acta Haematol
1997;98(2):65-71) e Marconi P. (Int J Cancer 1982 Apr 15;29(4):483-8)
riportano come un antigene (un mannoside) proveniente dalla parete
della candida albicans, induca una citotossicità antitumorale
nei linfociti del sangue periferico. Robinette E.H. Jr. (J Natl
Cancer Inst 1975 Sep;55(3):731-3) descrive una notevole resistenza
all’inoculazione di dosi letali di candida, in topi a cui sia
stato preliminarmente impiantato un carcinoma polmonare di Lewis o di
altri comparti anatomici. Cassone A. (Microbiologica 1983
Jul;6(3):207-20) e Weinberg J.B. (J Natl Cancer Inst 1979
Nov;63(5):1273-8) evidenziano una risposta antitumorale significativa
in topi cui fosse stato inoculato materiale della parete cellulare di
candida albicans. Favalli C. (Boll Soc Ital Biol Sper 1981 Sep
30;57(18):1911-5), Kumano N. (Tohoku J Exp Med 1981 Aug;134(4):401-9)
e Cassone A. (Sabouraudia 1982 Jun;20(2):115-25) segnalano il potere
immunoadiuvante antitumorale della parete cellulare della candida
albicans. Ubukata T. (Yakugaku Zasshi 1998 Dec;118(12):616-20)
riporta l’alto potere inibitorio sulla crescita della candida,
da parte del siero e del liquido ascitico di un topo portatore di
neoplasia. Esiste dunque, al di là di interpretazioni più
o meno riduttive, un alto grado di parentela tra la candida e i
tessuti tumorali. Considerando poi la infinita variabilità
fenotipica del micete, unitamente alla estrema difficoltà di
rinvenimento e di tipizzazione dei vari ceppi esistenti, appare
legittimo inferire l’identità genetica tra cancro e
candida nelle sue varie differenziazioni.
COSCO: In
quest’ottica come spiega le metastasi?
SIMONCINI:
Il
fenomeno delle metastasi. Secondo le posizioni ufficiali, la
metastasi rappresenta lo sviluppo di qualche cellula maligna che è
sfuggita dalla sede primaria del cancro e che è migrata in un
altro comparto anatomico. Secondo il mio punto di vista essa si
sviluppa è vero, da cellule sfuggite dal cancro primitivo;
solamente che l’unità di base non è una cellula
impazzita, ma una cellula fungina che è riuscita a colonizzare
un altro organo. L’eventualità e la sede delle metastasi
poi, sono in funzione dello stato più o meno eutrofico degli
organi e dei tessuti, che possono opporre così una resistenza
più o meno efficace a contrastare il radicamento di nuove
colonie. Esistono così varie possibilità di diffusione
da un tumore primario, a parte quella locale: Assenza di metastasi,
se gli altri organi, essendo sani, sono dotati di assoluta capacità
reattiva. Formazione di una metastasi, laddove un organo presenti
strutture cellulari o tessutali indebolite. Formazione di metastasi
multiple in più sedi, quando ormai tutto l’organismo si
sta spegnendo per cui tutti gli organi diventano aggredibili. La
possibilità di metastatizzazione poi, dipende è vero
dallo stato eutrofico dei vari tessuti ed organi, ma anche dalla
capacità della candida di adattarsi metabolicamente a
situazioni microambientali diverse, la qual cosa alla fine, favorendo
la diffusione del micete, accentua l’indebolimento dei tessuti
dove si è radicato di nuovo, in un processo di continua e
costante demolizione delle capacità reattive dell’ospite
fino alla resa. E’ chiaro allora in quest’ottica, come
tutte le operazioni e i trattamenti che possiedano un certo grado di
lesività nei confronti dei tessuti, possano risultare
estremamente pericolosi, perché proprio in questo modo viene
favorita la diffusione delle metastasi. Chirurgia, chemioterapia e
radioterapia sono pertanto le prime cause di metastatizzazione, in
quanto determinano sempre quelle condizioni di sofferenza tissutale
tali, da predisporre i vari organi all’invasione
tumorale.
COSCO: Quindi lei è sicuro che la
Candida è il cancro?
SIMONCINI:
In
base alle argomentazione svolte, è legittimo affermare che la
candida è la causa eziologica del cancro. Risulta difatti che
essa: E’ sempre presente nei malati neoplastici. Può
produrre metastasi. Ha un patrimonio genetico sovrapponibile a quello
dei tumori. Può essere utilizzata per svelare precocemente il
cancro. Può invadere ogni tipo di tessuto o organo. Possiede
un’aggressività e una adattabilità illimitate e..
è stata dimostrata la sua capacità a promuovere la
degenerazione neoplastica. Che cosa si vuole di più? Al di la
delle elucubrazioni e distorsioni mentali, essa è realmente il
cancro e va combattuta in quest’ottica in tutte le sue varianti
patogenetiche. Così solo il cancro verrà sconfitto per
sempre.
Giuseppe Cosco
http://cosco-giuseppe.tripod.com/
Non si intende far utilizzare le nozioni contenute in queste pagine per scopi diagnostici o prescrittivi.
Per qualsiasi trattamento o diagnosi di malattia, rivolgetevi ad un medico competente.