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PERSECUZIONI CONTRO L’ARPC E ALBERTO MONDINI


I dieci anni di esistenza dell’ARPC sono abbondantemente disseminati di attacchi giudiziari e polizieschi, di intimidazioni, di calunnie e diffamazioni. Esporre tutti i fatti occorsi darebbe per risultato un racconto probabilmente noioso e, necessariamente, incompleto; molti fatti non potrebbero venire esposti, perché non potrei esibire le necessarie prove o testimonianze; di altri me ne sono dimenticato. Mi limiterò, pertanto a documentare tre episodi, tra i più gravi e significativi, che potranno illuminare sufficientemente sul trattamento che le istituzioni democratiche italiane hanno riservato a me e a questa associazione umanitaria.


Le calunnie.

Prima di esporre i tre episodi giudiziari, bisogna spiegare il “clima” di calunnie e diffamazioni che è stato creato ad arte qui in Piemonte contro di me e l’ARPC, altrimenti non sarebbe facile capire appieno tutta la vicenda.

Se voi oggi (ma la situazione era così già dieci anni fa) chiedete alla “gente che conta” qui a Torino (professionisti, amministratori, uomini politici, professori universitari, imprenditori, ecc...) che ne pensano del sottoscritto o, meglio ancora, di una eventuale collaborazione col medesimo, nella migliore delle ipotesi vi rideranno in faccia. Vi diranno che Mondini è un truffatore, un criminale incallito con un certificato penale lungo quanto un romanzo di Hugo.

Da alcuni anni, da quando mi sono reso conto di questa situazione, io vado sempre in giro con il mio certificato penale in tasca aggiornato all’ultimo anno. Ho visto più di una persona spalancare gli occhi e lasciare cadere la mandibola alla vista della parola “NULLA” scritta su questo foglio. Potete vederlo on line.

Vi spiego ora come si fa a far diventare criminale (agli occhi della gente) una persona onesta.

Prima di tutto fate fare su di lui degli articoli infamanti su quotidiani a grande tiratura, come La Stampa o La Repubblica, possibilmente a tutta pagina, con foto e grandi titoli. Non ha fatto niente di male? Allora tirate fuori particolari della sua vita, anche insignificanti ma precisi: da giovane faceva parte di un’associazione che faceva meditazione yoga, è un croupier (però non dite che lo era al casinò di Venezia trent’anni fa), la moglie fa la cantante, ecc... Ma scrivete tutto in modo che, qualsiasi cosa abbia fatto quella persona, abbia un significato ambiguo, losco, pieno di sottintesi o ridicolo. Anche se ha solo bevuto un’aranciata perché aveva sete, insinuate che ci dev’essere sotto qualcosa, un secondo fine. Suggerite, non affermate troppo (c’è sempre il reato di diffamazione!), deridetelo; ridicolizzate qualsiasi cosa abbia fatto e lasciate fare alla fantasia dei lettori. E andato in bagno? scrivete un articolo sulla tremenda puzza che ha lasciato, ma con data, ora e luogo. Come può un tipo del genere raccogliere fondi per la lotta ai tumori? Non avete nessuna notizia nell’archivio del giornale su di lui? non preoccupatevi vi fornisco “io” tutte le notizie di cui avete bisogno; ve le do già belle e stampate, fresche di terminale. Vedremo poi, alla fine, di capire chi è questo “io”, che è la fonte di tutte le calunnie e le persecuzioni.

Bene! con questi articoli abbiamo cominciato a costruire le “prove” della colpevolezza. Ora prendiamo una decina di persone ignare e raccontiamogli che la tal persona è un delinquente, tanto è vero che c’è un articolo in cui si afferma che è un truffatore e che è stato arrestato. D’accordo, un articolo proprio così non esiste ma, che diamine! sono un agente di polizia giudiziaria e la gente mi crede sulla parola. Chiediamo poi a queste persone di fare una denuncia per truffa contro quel tale e, se non vogliono, non è un problema. Basta fargli fare una “firmetta” su un “foglietto”, senza dirgli che è una querela.

Ora possiamo indagare questa persona: mettiamogli sotto sequestro tutto ciò che è possibile per almeno due anni, così lo strangoliamo economicamente e facciamo in modo che i giornali facciano ancora belli articoli su di lui: “Indagato per truffa!” (Visto? avevamo ragione). Con un procedimento aperto per truffa, poi, qualsiasi denuncia di diffamazione ai giornali viene archiviata e si potrà continuare a sparlare di lui impunemente. La diffamazione diventa prova e notizia provata allo stesso tempo; il cerchio si chiude e il tipo viene stritolato.

Semplice, efficace e poco costoso, no? Come l’ascorbato di potassio.... (v. Kankropoli, cap. Pantellini)

Il meccanismo che vi ho appena esposto, in dieci anni, è stato usato più volte contro di me, con alcune variazioni e adattamenti a seconda dei casi. Nonostante tutto, ho continuato ad aiutare i malati, ad essere apprezzato come studioso, invitato a tenere innumerevoli conferenze e relazioni presso congressi in Italia e all’estero, mentre in Piemonte e nel resto dell’Italia decine di migliaia di persone continuavano di anno in anno a sostenere economicamente l’ARPC.

Quindi, nonostante questi attacchi, la gente aveva, ed ha, fiducia in me, perché quello che ho fatto è sempre stato alla luce del sole e nell’interesse dei cittadini. Come mai dunque queste calunnie così insistenti e gravi contro di me? Ci deve essere una fonte ben precisa di tali falsità. Essa deve avere le seguenti caratteristiche:

- potere, per poter coinvolgere varie altre persone di potere;

- immagine di rispettabilità e di credibilità, per poter far sembrare vere notizie false a persone come giornalisti, imprenditori, professionisti;

- vasta organizzazione, per poter diffondere in misura così ampia e capillare le calunnie;

- accesso ai dati più riservati e remoti della mia vita;

E’ un’ipotesi azzardata dire che le forze di polizia rispondono a questi requisiti? Direi di no. Ma ci sono altri dati che fanno diventare questa ipotesi molto, molto probabile. E’ certo che Polizia e Carabinieri hanno accesso a dati precisi e certi sui precedenti penali delle persone. Si suppone quindi che non si facciano sviare da dicerie; ma se proprio i loro funzionari più volte hanno scritto su documenti ufficiali calunnie del tipo: “Mondini è pregiudicato per truffa” o “Mondini è pluripregiudicato per delitti contro il patrimonio”, allora l’ipotesi diventa sempre meno azzardata.

Perché colpirmi con tanto accanimento? Dietro di loro c’è sicuramente qualcun altro che ha concreti interessi a distruggermi, perché sicuramente do fastidio a certi poteri economici. Qui non posso dire di più: so chi sono e ne ho le prove, ma non tali da poterle esporre in questa sede.

1° episodio: la calunnia del questore di Torino, anzi, di persona da identificare.

In seguito ad una nostra richiesta di lotteria di beneficenza (che generalmente viene data a qualsiasi associazione e che a noi è stata negata proprio a causa di questo documento, di cui riporto soltanto la frase che interessa in questa sede):

Questura di Torino - Divisione Polizia Amministrativa e Sociale.

Torino, 24 settembre 1996.

Alla Prefettura - settore II

........... ........... .......

... Mondini Alberto ... pregiudicato per ... truffa ...

..... ........... .............

IL QUESTORE

(Grassi)


Ovviamente sporgo querela. Il 12 marzo 1997 il PM Dr. Roberto Maria Sparagna chiede l’archiviazione del procedimento penale “nei confronti di: persona da identificare per il reato di cui agli artt. 595 c. p.”.

Come? “persona da identificare”? il documento non è firmato dal Questore Grassi? In ogni caso ciò significa che il questore non è stato neanche minimamente sentito dal magistrato: non era indagato. Che razza di indagini sono state fatte, dunque?

Vediamo le motivazioni della richiesta di archiviazione.

Ritenuto che dalle indagini esperite non emergono profili di responsabilità penale; si evidenzia infatti che sono insussistenti gli estremi oggettivi del reato di cui all’art. 595 c. p. trattandosi di provvedimento amministrativo (ma non dovrebbe essere un’aggravante?) nella cui parte motiva sono espressi, peraltro in forma contenuta e non offensiva, le argomentazioni che hanno determinato la reiezione della richiesta autorizzazione”

Dopo alcuni giorni il Dr. X, trovando evidentemente che queste argomentazioni sono logiche e pertinenti, concede l’archiviazione. Non è necessario alcun altro commento.


2° episodio: dieci querele per truffa.

Il 28 ottobre 1994 il Sott.le di PG Pietro Cancelliere, ufficiale di polizia giudiziaria, ferma per alcune ore tre collaboratori dell’ARPC, che raccoglievano offerte a p.zza della Repubblica a Torino; sequestra tesserini e ricevute. Nei giorni seguenti convoca dieci persone che avevano fatto delle piccole offerte (dalle 5 alle 20 mila lire), riceve da queste dieci querele per truffa contro di me, che il 16-11-’94, assieme a documentazioni varie, trasmette in procura alla Dr.ssa B. Chinaglia. Nella relazione scrive tra l’altro: “... il responsabile del presidio ha assunto informazioni, tramite la nostra centrale operativa, sul Mondini, lo stesso risultava pluripregiudicato per reati contro il patrimonio.”

Più avanti: “Pertanto era palese che il giorno seguente sarebbero state fatte indagini per verificare la destinazione del denaro raccolto. Il giorno 1-11-1994 sul quotidiano La Stampa è stato pubblicato un articolo nel quale veniva pubblicizzata la truffa ordita dal Mondini”.

Quindi risulta che, dopo quattro giorni di indagini, l’ufficiale di polizia giudiziaria Pietro Cancelliere trova finalmente la prova: l’articolo di un giornale! Nessun’altra motivazione viene esposta nella sua relazione per giustificare l’indagine penale: non mi è stata chiesta alcuna notizia sull’attività dell’ARPC, né mi è stato chiesto di vederne il bilancio, né si sono preoccupati di sapere che in sede funzionava un ambulatorio medico (con regolare licenza rilasciata dal Comune di Torino), che svolgeva attività di assistenza sanitaria gratuita, finanziata dall’ARPC stessa.

Infine scrive: “... il giorno 7-11-1994, lo scrivente veniva contattato dal presidente dell’associazione commercianti di p.zza della Repubblica 30, Sig. Maza, il quale riferiva che undici suoi associati avevano espresso la volontà di proporre querela contro il Mondini.”

Due-tre anni dopo i querelanti ritirano le denunce, il procedimento viene archiviato; io posso accedere agli atti e decido di sporgere querela per le gravi irregolarità trovate nel procedimento a mio carico appena chiuso.

Il Sig. Maza e i dieci querelanti vengono interrogati in qualità di testimoni. Questo avviene circa tre anni dopo le querele contro di me. Così tanto tempo dopo i fatti, è ovvio che nei verbali di interrogatorio vi siano molti “mi sembra che...” o “non credo che...”. Pertanto riferirò solo affermazioni che siano state riferite in forma certa.

Maza Gianfranco: “Non ho ... avvisato i Vigili che dei miei associati erano intenzionati a proporre querela nei confronti del Presidente di quella associazione

Mandalari Daniele: “... un vigile ... mi diceva ... che la persona alla quale avevo dato i soldi era un truffatore”

Dizzoli Francesco: “... mi è arrivato un foglio di convocazione presso l’ufficio dei vigili del mercato”.

Sono venuto a conoscenza dai vigili che la raccolta era una truffa

... la cosa non mi interessava (la querela) ...”

Correnti Anna: “Un giorno siamo stati convocati dai vigili del mercato che ci hanno informato che la raccolta fondi effettuata dall’associazione era una truffa

Tripodi Teresa: “Non mi sono rivolta al Sig. Maza ... per fargli presente che volevo sporgere denuncia”

(I vigili) Non mi hanno detto che con quello scritto sporgevo querela. Quando mi hanno presentato i fogli io li ho firmati senza leggere.”

Non ho neanche mai visto un articolo di giornale che diceva del suo (di Mondini) arresto”

Bicocca Eros: “Non penso mi abbiano avvisato che con quelle dichiarazioni sporgevo querela perché altrimenti non l’avrei fatto”

Non ho mai contattato il Sig. Maza ... in merito alla vicenda”

Borda Giuseppe: “... sono stato chiamato dai vigili della sezione di Porta Palazzo che mi hanno invitato a proporre querela nei confronti dell’associazione che aveva effettuato la raccolta fondi”

Rovera Anna Maria: “... un vigile del mercato ... mi ha detto di presentarmi alla sezione dei vigili di p.zza della Repubblica perché avevano scoperto che la raccolta di fondi era una truffa”

Che la raccolta fondi fosse una truffa l’ho saputo solo quando mi sono recata dai vigili

... i vigili ... mi hanno mostrato quello che mi è sembrata fosse una fotocopia di un giornale che diceva che il presidente di quella associazione contro il cancro era stato denunciato per truffa”

Tarallo Sabina: “... un vigile ... mi diceva di presentarmi alla sezione dei vigili ..., non è stato ... Maza a dirmi di presentarmi dai vigili

Non era mia intenzione sporgere querela”

Non ho mai sentito dire da nessuno che il presidente di quella associazione per la lotta contro il cancro fosse stato arrestato”


Non facciamo commenti....... E’ invece molto più interessante vedere queste famose dieci denunce.

Ora, bisogna sapere che una denuncia raccoglie le dichiarazioni spontanee del querelante per mano del funzionario di polizia, che deve trascriverle il più fedelmente possibile. Ebbene, le dieci denunce sono tutte uguali!!! Sì, avete letto bene: tutte uguali, parola per parola, virgola per virgola; eccetto, ovviamente le generalità del querelante e la cifra della donazione.

Inoltre verso la fine delle dieci denunce è esposta la ragione per cui la persona ha deciso di denunciarmi. Ci deve essere un motivo ben valido; uno non può fare una querela perché gli “sembra” o perché “ha sentito dire”. Vi trascrivo parola per parola la motivazione. Non occorre scriverne dieci, ne basta una: sono tutte esattamente uguali, perfino nell’impaginazione.

Nei primi giorni di novembre sono venuto a conoscenza tramite gli organi di stampa che la raccolta dei predetti fondi era una truffa in quanto avevano arrestato il presidente di quell’associazione”.

Forse penserete che un articolo di giornale non sia un gran che come prova, come motivo per accusare qualcuno... Sono d’accordo. Ma il peggio è che nessuno dei dieci querelanti ha mai letto questo articolo, (alcuni lo hanno anche successivamente dichiarato; v. sopra) perché...... non esiste! Sì, anche questa volta avete letto bene. Non sono mai stato arrestato, né alcun articolo di alcun giornale ha mai affermato, falsamente, la notizia.

Una piccola nota per chi è digiuno di codice penale e di procedura. La calunnia è un reato abbastanza grave. Se è finalizzata a far condannare ingiustamente qualcuno, è molto grave. Se questo reato è commesso da un agente di polizia giudiziaria nell’esercizio delle sue funzioni è gravissimo. Se troviamo qualche altro reato minore qua e là in questo procedimento, come falso, ecc... si può ottenere una somma di reati punibili con una condanna dai cinque ai sette anni.

Ora, di fronte a tutto ciò, mi chiedo come mai la Dr.ssa Chinaglia sia partita in quarta contro di me: sequestri, interrogatori, arroganza. Non è una novellina appena laureata, fresca di nomina. Non metto assolutamente in dubbio la sua competenza professionale. Ma proprio per questo mi chiedo come mai, di fronte agli atti che gli sono stati trasmessi dai vigili, non abbia provato almeno un po’ di perplessità, che l’avrebbe portata ad approfondire certi fatti prima di indagare il sottoscritto. Io la risposta ce l’ho, ma non posso scriverla qui. Ogni lettore la trovi da sé.

L’epilogo.

Verso ottobre ‘98 le indagini a carico dei due vigili, responsabili di aver messo in moto il procedimento a mio carico, Rainero Eva e Cancelliere Pietro, sono concluse. Il procedimento a loro carico, su richiesta della PM Dr.ssa Masia, viene archiviato dal presidente Dr. Costanzo Malchiodi il 3-11-’98.

E’ inutile trascrivere le due pagine della notifica di archiviazione. Basterà una sola riga.

considerato che non si vede quale calunnia avrebbero commesso gli attuali indagati ...”


3° episodio: ultimo atto, la distruzione dell’ARPC.

All'inizio del 2002 avevo iniziato a realizzare un progetto in collaborazione col nostro amico Görgün, ricercatore e docente universitario in Turchia, candidato al premio Nobel, inventore del GEMM, un apparecchio elettronico che ha dato splendidi risultati nel trattamento del cancro. Il primo passo sarebbe stato la costituzione, in Italia, di un centro in cui rendere disponibile questa macchina. Per reperire i fondi necessari avevo creato una struttura di telemarketing, firmando contratti e anticipando soldi di tasca mia per le attrezzature.

Il 7 marzo scorso la sede dell'ARPC è stata chiusa e messa sotto sequestro dall'autorità giudiziaria; io e due collaboratrici indagati per truffa aggravata e associazione a delinquere. L’iniziativa è stata presa del maresciallo Bova dei CC di Torino, mentre il sequestro è stato confermato e le indagini proseguite dal PM dott. Tibone. Le ragioni di tutto ciò erano inconsistenti. Anzi non esistevanono proprio. La tesi era: "State raccogliendo offerte? allora vogliamo controllare se ve le intascate. Per far questo vi indaghiamo per truffa, chiudiamo la sede dell'associazione e vi impediamo di fare la vostra attività, perché potrebbe essere truffaldina”.

Ai primi di febbraio 2003, su richiesta del PM, viene disposta l’archiviazione delle accuse a carico mio e delle due collaboratrici per assoluta mancanza di alcun reato.

Il risultato di tutto ciò è stato la distruzione dell'ARPC, con buona pace del diritto di associazione sancito dalla Costituzione Italiana, e un indebitamento di € 30.000 che dovrò sostenere io personalmente. Quale legittima ragione per tutto ciò? Nessuna.

Alberto R. Mondini




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