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IL MITO DEL FUMO

Fumo=cancro” oppure “oncologia=marketing?”


Voglio smascherare uno degl’inganni della lobby medico-farmacologica che più di tutti gli altri sembra accettato e dato per scontato perfino dalle menti più informate e smaliziate: il dato che il fumo di tabacco provochi il cancro. Premetto che io non fumo e che non mi piacciono gli ambienti dove la gente fuma. Inoltre penso che effettivamente esso non faccia per niente bene. Ma da qui ad affermare che sia causa di cancro... be’, c’è una bella differenza!

Le ragioni della medicina, per cui si afferma che in Italia vi siano 20.000 casi di morti all’anno per cancro causato dal fumo o altri “numeri” del genere, si basano esclusivamente su dati statistici: l’80 % dei tumori ai polmoni si riscontra in fumatori o ex fumatori, solo il 20 % in chi non ha mai fumato. Il dato è così netto e schiacciante che sembra non dare adito ad alcun dubbio né ad alcuna possibilità ad ipotesi contrarie. In verità le cose stanno in maniera diversa.

Cominciamo col considerare che un’affermazione basata su dati statistici non è scientifica. Da Galilei in poi si considera dato scientifico qualcosa che sia riproducibile e ripetibile; qualcosa per cui, date determinate condizioni, si ottengono sempre gli stessi risultati. Per esempio è scientifico che lo scorbuto sia dovuto a carenza di vitamina C. Se eliminiamo questa vitamina dall’alimentazione di una persona, presto o tardi essa manifesterà i sintomi dello scorbuto; sempre. E, se a questo punto noi gli somministriamo la vitamina, guarirà; sempre. Questo ci autorizza a dire che lo scorbuto è causato dalla carenza di vitamina C, e possiamo anche aggiungere che questa è una verità scientifica.

Ora risulta evidente dai dati epidemiologici che ci sono moltissimi fumatori che non hanno mai avuto un tumore, come pure ci sono molti non fumatori morti per tumore ai polmoni. Già solo con questo semplicissimo dato possiamo concludere che il fumo da tabacco è, eventualmente, solo un elemento che contribuisce all’insorgenza dei tumori, non la causa. Ma pure così formulata, questa è ancora solo un’ipotesi da verificare. Ecco alcuni dati (ma ce ne sono moltissimi altri) che contraddicono l’atto di fede assoluto dell’oncologia “sigarette=cancro”.

1) La media delle sigarette fumate in Europa per persona all’anno e di 1.741; in Grecia invece è quasi il doppio: 3.012. Ebbene, in quel paese la vita media è nettamente superiore a quella europea.

2) Di uno studio statistico. fatto in Australia negli anni 1989-’90, pubblico una delle tabelle più significative (il lavoro completo in inglese è su www.forces.org/evidence/aussie/aussie.htm)



Uomini e donne di 45 anni o più in Australia 1989-’90 - in %

Malattie

fumatori

ex-fumatori

non fumatori

Nessuna malattia

24,9

15,9

17,9

Tumori

4,9

6,8

5,4

Gotta

2,8

5,6

2,8

Diabete mellito

2,8

4,5

3,8

Obesità

0,3

0,3

0,6

Colesterolo alto

4,8

6,7

6,9

Tensioni nervose, problemi emotivi

6

5,8

6,2

Depressione

1,2

1,5

1,3

Ipertensione

18,3

27

29

Malattie cardiache

6

11,4

6,7

Bronchite, enfisema

7,8

7,6

3,4

Asma

5,6

6,6

5,4

Ulcera

5,7

5,6

3

Altre malattie dell’apparato digestivo

7,5

9,8

8,3

Malattie renali

2,2

2,4

1,9

Artrite

25,2

31,4

32,1

Problemi ai dischi vertebrali

6,2

6,3

4

Mal di schiena (non specificato)

13,4

12,5

11,2

Totale

100

100

100



Ho evidenziato in colore i punti in cui le differenze tra fumatori e non fumatori sono ben evidenti e quindi statisticamente utili, ma anche dove i numeri che ci si aspetterebbe di trovare non ci sono. Un dato pare scontato: i fumatori hanno più bronchiti ed enfisemi. Ma se guardiamo i tre punti “spia” delle malattie cardiocircolatorie: colesterolo, ipertensione e problemi cardiaci (che secondo la medicina mietono vittime tra i fumatori ancora più del cancro), abbiamo una bella sorpresa. Il minor numero di patologie si ritrova proprio tra i fumatori! E per i tumori il discorso è il medesimo! C’è poi un dato veramente sorprendente: tra i fumatori ci sono più persone in buona salute che tra i non fumatori!!! Verrebbe da pensare che le sigarette siano terapeutiche... È più probabile invece che tutti gli studi statistici su fumo e tumori non abbiano alcuna validità, perché i fattori che entrano in gioco sono così tanti e sfuggenti da non poter essere messi sotto esame in maniera attendibile.

3) Altre statistiche, da: "Comprendi i sintomi del tuo corpo", Macro edizioni del dott. Vicente Herrera. “Dal 1978 al 1985, ad esempio, in Spagna fu notato un aumento spettacolare del tasso di mortalità per cancro al polmone. Confrontando questo aumento con gli indici di disoccupazione fu osservata una correlazione statistica molto più forte che col consumo di tabacco.” ... “da un tasso di 38 per 100.000 nel 1975 si è giunti a un tasso di 60 per 100.000 negli uomini; d'altra parte il numero di sigarette per abitante adulto all'anno si è mantenuto a livelli costanti che oscillano tra 2.341 e 2.678.” Ancora una volta nessuna correlazione tra consumo di sigarette e cancro.

4) Se le statistiche, a causa della complessità della condizione umana, sembrano non essere idonee allo studio della relazione fumo-cancro, che cosa dicono le sperimentazioni in laboratorio? Mi limiterò a citarvi un dato ben noto ai ricercatori: i topi sottoposti a fumo di tabacco sviluppano il cancro ai polmoni, i criceti assolutamente no. Gli oncologi vi diranno che i criceti hanno dei “geni” che li rendono immuni dal tumore da fumo. In verità nessuno ha mai fatto una ricerca per confermare questa affermazione, che è semplicemente un’ipotesi e niente di più. Una delle tante “sparate” tipiche di chi non sa, ma deve darla ad intendere per conservarsi posto e lauto stipendio. Una spiegazione scientifica comunque c’è, e la trovate poco più avanti.

5) Attualmente l’oncologia considera il fumo responsabile di cancro al 30 % e l’alimentazione del 35 %. Vedremo che queste cifre sono interessanti per le conclusioni che a questo punto bisogna cominciare a tirare.


Considerazioni e conclusioni.

Abbiamo qualche dato che possa chiamarsi scientifico a proposito di tumore ai polmoni? Qualcosa che si possa trovare sempre? Una costante insomma, come la carenza di vitamina C per lo scorbuto, tanto per intenderci. Sì, c’è; ma non è certo patrimonio della medicina ufficiale. Lo troviamo nella Nuova Medicina di Hamer. Nel paziente di tumore ai polmoni troviamo sempre, nel periodo immediatamente precedente all’apparizione della malattia il “conflitto” di paura di morire. Non si tratta di una vaga paura della morte, che forse ci accomuna un po’ tutti quanti; si tratta di una paura ben definita, drammatica, nata per dei motivi ben precisi e vissuta “in solitudine”, cioè non confidata a nessuno. Hamer l’ha verificata in migliaia di casi e l’ha trovata sempre. Io stesso l’ho sempre trovata, senza eccezione, nei casi che ho esaminato personalmente.

Questo spiegherebbe anche perché i topi “fumatori” sviluppano il cancro. Questo animale ha terrore del fuoco e quando sente odore di fumo scappa. Ma se continua a sentire questo odore senza poter scappare (come nelle gabbie dei laboratori), vivrà in uno stato di costante paura di morire. Il criceto invece in natura vive in tane profonde e non si preoccupa se ci sono incendi; si rintana e aspetta tranquillamente che “passi”. Questo spiega anche i dati al punto 3: quando la vita diventa più precaria, è più facile che si sviluppino “conflitti”.

Per quanto riguarda il punto 5, le stesse considerazioni fatte sulle statistiche sul fumo possono essere fatte anche per quelle sull’alimentazione. Sia chiaro; io sono convinto che l’alimentazione abbia un ruolo molto importante nella salute di un individuo. Semplicemente contesto l’attendibilità dei metodi statistici anche in questo caso. Per ottenere dati che abbiano una qualche validità, dovremmo poter “isolare” e studiare un elemento dell’esistenza alla volta; il che naturalmente è impossibile.

Per esempio, è probabile che tra i fumatori ci sia un maggiore desiderio di gusti forti rispetto ai non fumatori; si sa che tra di essi c’è un maggior consumo di alcol, probabilmente anche di cibi non proprio sani, come fritti, alimenti piccanti, grassi, salumi, ecc... Questo potrebbe essere dovuto al fatto che il fumo attenua la sensibilità gustativa, ma anche ad una personalità portata a desiderare una maggiore quantità ed intensità di sensazioni gustative (personalità con una spiccata oralità, direbbe uno psicanalista). Se vogliamo fare delle statistiche serie, dovremmo almeno chiarire questa relazione tra fumatori e un certo tipo di alimentazione; altrimenti si rischia di attribuire ad un elemento quello che invece potrebbe essere causato dall’altro.

Ma, se la tesi fumo=cancro non regge ad una analisi solo un po’ più accurata di quanto non siano le semplici grida allarmistiche del ministro Sirchiapone, di Veronesi, e di tutto il coro oncologico, allora perché tutte queste campagne antitabacco, leggi draconiane sul fumo passivo, scritte terroristiche sui pacchetti di sigarette, ecc...? La ragione, ancora una volta è “politica”.

L’elemento di base è che tutta l’oncologia degli ultimi 60 anni è un fallimento totale. Nonostante questo, innumerevoli persone si sono arricchite fingendo di far qualcosa per curare il cancro. Ma affinché la cuccagna continui, bisogna inventare sempre qualcosa di nuovo: alimentare speranze, prospettare nuove linee di ricerca, mostrare o manipolare statistiche, ecc... Insomma una vera e propria tecnologia di marketing in azione, altrimenti un giorno qualcuno potrebbe dire che “il re è nudo” e tutto finirebbe. Qualche successo lo hanno ottenuto con le insistenti campagne di diagnosi precoce degli anni scorsi. La gente continua ad ammalarsi e a morire di tumore sempre di più (statistiche ufficiali), ma la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è aumentata. Ovviamente le terapie ufficiali non c’entrano niente; il fatto è che, se la diagnosi viene fatta prima, il malato apparentemente vive di più. Però a questo punto possono mostrare dei “numeri” che giustifichino la loro opera di mungitura delle risorse pubbliche e private.

Ora stanno tentando col fumo. In questa maniera fanno sentire che si stanno preoccupando di noi; ci fanno sapere che loro hanno scoperto come far diminuire drasticamente il cancro e che, se ci ammaliamo, è solo colpa nostra. Inoltre sperano sinceramente che la gente fumi e si ammali di meno in modo da esibire, tra qualche anno, dei dati trionfali sulla diminuzione di questa malattia.

Temo che rimarranno molto delusi. I dati degli altri paesi sul risultato delle campagne antifumo già attive da tempo sono sconsolanti. Inoltre è ragionevole pensare che il terrorismo mediatico, che viene fatto per far desistere dall’uso di tabacco, alimenti proprio il conflitto di paura di morire (Hamer). Oggi, ogni volta che una persona si accende una sigaretta legge consciamente o inconsciamente frasi del tipo “il fumo uccide”. Tutto ciò non farà che aumentare proprio la malattia che si vuole evitare. Ma niente paura; se fallirà questa campagna di marketing, ne troveranno un’altra.

A meno che prima non ci svegliamo...

Alberto R. Mondini