In riferimento al comunicato del Comitato Nazionale di Bioetica secondo cui:

«Le medicine alternative, se scelte dal paziente, non devono però essere a carico del Sistema sanitario nazionale», «queste esperienze meritano comunque attenzione e rispetto» e «il diritto all’autono­mia e alla libertà di cura è infatti un diritto primario di tutti i cittadini»

segnalo una serie di contraddizioni sconcertanti:

mentre da un lato si sostiene che le medicine alter­native, se scelte dal paziente (poi­ché certamen­te nessun medico del SSN ammetterebbe che essen­do fallita la sua indi­cazione terapeutica fosse oppor­tuno far ricorso a vie alternative) non devono essere caricate sul SSN, dall’altro si sottolinea che «il diritto all’autonomia e alla libertà di cura è infatti un diritto primario di tutti i cittadini».

Diritto primario che mentre viene affermato, è im­mediatamente negato attraverso il rifiuto del rim­borso.

È pura demagogia: il CNB si nasconde dietro l’affer­mazione che fin quando le terapie alternative non sono scientificamente provate non possono essere erogate dal SSN e contemporaneamente le identifica con le sole pratiche più difficilmente investigabili. E fin qui si può essere anche d’accordo. Ma è molto anormalo come, tra le terapie non convenzionali, venga omessa la terapia attraverso i supplementi nutrizionali, una me­todica fondata sulla conoscenza della biochimica, della fisiologia e della biologia molec­olare che rappresentano le basi della formazione di un medico.

In questo stato di cose, questa metodica viene posta sullo stesso piano delle pratiche non scientificamen­te verificabili in quanto non viene rimborsata dal servizio sanitario nazionale.


L’evidenza scientifica a sostegno della terapia nutri­zionale è vasta ed autorevole: non ultimo il lavoro di Young-In Kim dall’ Università di Toronto, che ha di­mostrato come la carenza di acido folico, la vitamina B9 per intenderci, sia responsabile di alterazioni quali malattia di Alzheimer, atersoclerosi, ictus, osteoporosi, depressione, demenza fino ai recenti studi che sono valsi i premi Nobel per la medicina per l’anno 2002 ai ri­cercatori Robert Hortvitz, John Sulston e Sidney Brenner.

Tali riferimenti indicano nei nutrienti il vero presidio curativo per l’individuo sia nella prevenzione che nel trattamento di quelle patologie che non derivano da agenti infet­tivi.

Ciononostante il SSN considera che la terapia nutri­zionale non è scientificamente pro­vata.

Nelle stessa classe medica e nei programmi televisivi circolano affermazioni del tipo: “Se si ha bisogno di vitamina A, il rimedio è aumentare il consumo di ca­rote e cosi via”. Molti sono coloro anche a livello ver­ticistico che professano tali idee.

Queste affermazioni esprimono una sottocultura scientifica che ancora oggi governa la sanità pubbli­ca a vantaggio di provvedimenti terapeutici di natura farmacologica di cui tutti conoscono gli effetti nega­tivi e comunque non risolutivi.

La storia delle terapie farmacologiche è costellata di episodi gravissimi conseguenza della mancata ado­zione delle dovute cautele nella valutazione dell’at­tendibilità della ri­cerca come nel caso della talidomi­te, farmaco messo in commercio dopo una “ricerca scientifica accurata”.

I chemioterapici, nonostante comportino effetti col­laterali devastanti sono ritenuti gli unici presidi tera­peutici per le neoplasie. Lo stesso establishment me­dico che fa appel­lo all’esigenza di ricerche e di scien­tificità, trascura i dati sperimentali, avvalorati dalle ricerche condotte dal dipartimento di genetica e di biologia molecolare dell’Università degli Studi La Sa­pienza di Roma, che confermano che alcuni chemio­terapici, quali la citosin-arabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il cisplatino4, in particolari linee tu­morali aumentano la resistenza alla morte cellulare, perchè incrementano l’iperespressione dei geni bcl-2 o di geni correlati bcl-x.. Questi risultati sono sor­prendenti, poiché hanno dimostrato che i suddetti chemioterapici non uccidono le cellule tumorali, come invece, generalmente si era ritenuto, bensì, impedendo l’apoptosi, facilitano la crescita del tumo­re.

Altro scandalo della ricerca della medicina ufficiale è l’interferone, un prodotto che gra­va notevolmente sulla collettivita’ per i suoi elevatissimi costi. Nono­stante non si sap­pia ancora come funziona e venga indicato per una patologia (la sclerosi multipla) di cui non si conosce neanche la eziologia, è anch’es­so ritenuto l’unico presidio terapeuti­co per questa patologia.

Si pretende, dunque, di voler curare patologie come la sclerosi multipla o le neoplasie senza conoscere la causa perchè si omettono quelle conoscenze cruciali di biochimica e di biologia che sono i veri fondamenti della salute dell’uomo.

O meglio, come si fa a sbandierare che non esistono cure alternative a quella ufficiale per queste patolo­gie e per altre, come il morbo di Crohn o la colite ul­cerosa, se le ri­cerche della medicina ufficiale non tengono in debita considerazione le scoperte della biologia molecolare? Come mai non è stato dato il giusto merito alle ricerche dei tre premi Nobel citati che hanno aperto una grossa finestra sulla genesi delle neoplasie?

Non è l’ultima notizia il doppio scandalo degli antin­fiammatori anticox2. Prima si con­ferma la loro tossi­cità come causa di numerosi decessi poi si riconfer­ma il loro pubblico utilizzo.

Attualmente la presenza di helicobacter pilori è rite­nuta responsabile di numerose pa­tologie, in partico­lare della mucosa gastrica. Senza alcun riferimento ai principi di fisio­logia, si cerca di debellare questo germe, mediante la somministrazione di antibiotici e di farmaci conosciuti come inibitiori della pompa protonica. Nonostante la ricerca clini­ca abbia dimo­strato che il consumo di questi ultimi siano respon­sabili dell’atrofia della mucosa gastrica, lesione re­sponsabile della trasformazione della mucosa in can­cro, esiste un loro larghissimo consumo, creando, in modo esponenzia­le, soggetti a rischio.

Cosa dire dell’ultimo nato della ricerca scientifica della medicina ufficiale l’infliximab, un anticorpo chi­merico umano murino monoclonale la cui azione dovrebbe essere quella di neutralizzare il TNFalfa (tumor necrosis factor alfa) il vero responsabile della progressione dell’infiammazione cronica delle cellule verso la formazione di tessuto neoplastico?

Ebbene molte sono le segnalazioni che provengono dai servizi di farmacovigilanza che denunziano gli ef­fetti tossici di questi farmaci. Pertanto quei poveri pazienti portatori di patologie, vedi morbo di Crohn, oltre a sopportare i disagi della patologia in atto sono costretti a esporsi alle reazioni avverse a questi farmaci vedi dispnea, sensazione di soffocamento per edema della glottide.

Quanto riportato fa emergere una perversa volontà di voler risolvere problemi parafi­siologici senza quanto già è stato segnalato in letteratura dalla co­siddetta medicina al­ternativa. Mi riferisco ai farmaci opoterapici il cui meccanismo di azione è stato ben definito dai lavori di Heine e da Weiner e Meier. Questi autori hanno dimostrato come la sommini­strazione di opoterapici stimolano per chemiotassi la produzione di citochine altamente antinfiammatorie, TGF-beta (trasforming grow factor beta) neutraliz­zando quelle proinfiammatorie, con notevoli risultati clinici.

Si può ancora continuare l’elenco di farmaci che hanno notevolmente compromesso la salute dell’uo­mo come ad esempio il prozac, un farmaco ritenuto la panacea di nume­rose patologie della sfera com­portamentale, ma poi rilevatosi estremamente dan­noso.


In sintesi molti sono i danni che arrecano i farmaci “scientificamente provati” e che “giustamente” ven­gono rimborsati dal SSN. Il danno che essi provoca­no è soprattutto nella funzionalità della mucosa ga­strica che per la sua fisiologia, se viene danneggiata, diventa la porta di ingresso di patologie motorie, va­scolari, neuro-muscolari nonché neoplastiche, pato­logie che affliggono al giorno d’oggi la vita di ciascu­no di noi. E non ultimo il danno che essi provocano a livello dei recettori nucleari la cui influenza a livel­lo dell’espressione genica e’ oramai definitivamente ac­certata.

Si può dedurre che fin quando la terapia farmacolo­gia prevarrà su quella nutrizionale, le statistiche sa­nitarie non termineranno la loro triste cronaca di morte.

Tale assunto è confermato dal grido di allarme del nostro premier Berlusconi ''Cari ita­liani, prendere troppi farmaci fa male alla salute e anche ai conti dello Stato. Evitiamo sprechi e pericoli''.

In sintesi, al di là delle apparenze, esiste un' indiscutibile dittatura sanitaria che costringe il cittadino a non essere libero di gestire in modo corretto la propria salute.


PROF. RENATO DE MAGISTRIS

DOCENTE DELLA SECONDA UNIVERSITÀ DI NAPOLI